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Ddl sul processo breve.

I tre gradi di giudizio in 6 anni.

 

La bozza del ddl sui tempi certi per il processo si pone come obiettivo la riduzione della durata di un processo ad un massimo di 6 anni.

Il provvedimento, che andrà in discussione alle Camere a partire da martedì 24 novembre, è intitolato "Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell'articolo 111 della Costituzione e dell'articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo".

Vengono dunque fissate, in applicazione dei principi del giusto processo, le durate massime dei procedimenti penali, oltre cui la lunghezza di un giudizio non può più dirsi ragionevole.

Il ddl si compone di tre 'blocchi'.

Il primo introdurrà per la prima volta nel nostro ordinamento un'indicazione sulla durata massima di un processo, in risposta alle sollecitazioni del Consiglio d'Europa.

Con una modifica della legge Pinto verrà stabilito quindi che un processo non deve durare più di due anni in primo grado, due anni in appello e altri due in Cassazione.

Il secondo blocco di intervento, invece, riguarda l'introduzione di un nuovo tipo di prescrizione.

Al momento, infatti, l'ordinamento italiano prevede che un determinato reato possa essere prescritto soltanto dopo un tempo certo dal giorno in cui è stato commesso.

Per far cadere in prescrizione un reato in base alla durata del processo ad esso relativo occorrerà quindi introdurre una nuova norma del codice di procedura penale.

La disposizione sarà tuttavia applicabile solo nei casi per cui è prevista una pena edittale inferiore nel massimo ai dieci anni di reclusione.

Tra i processi che non potranno usufruire dell'estinzione anche se superano la "ragionevole durata" rientreranno quelli relativi ai reati di: associazione per delinquere, incendio, pornografia minorile, sequestro di persona, atti persecutori (stalking), furto aggravato, circonvenzione di persone incapaci, violazione di norme sulla prevenzione degli infortuni e sull'igiene a lavoro.

E insieme a questi sono stati esclusi anche i reati previsti nel Testo unico che disciplina l'immigrazione e la condizione dello straniero, oltre che i delitti relativi all'attività di organizzazione del traffico illecito di rifiuti.

Il terzo blocco di interventi, infine, dovrebbe contenere la possibilità di applicare la nuova disposizione ai processi in essere per i reati commessi prima del 2 maggio 2006 e fermi ancora al primo grado.

Quest’ultima previsione, in particolare, ha incontrato le critiche dell’opposizione in quanto avrebbe lo scopo di tutelare il presidente del Consiglio nel processo per la vicenda Mills ed in quello pendente per i diritti tv di Mediaset.

La proposta di legge ha inoltre suscitato l’immediata reazione dell'Associazione nazionale magistrati che giudica il ddl sul processo breve una riforma con "effetti devastanti sul funzionamento della giustizia penale in Italia".

 

16 novembre  2009

 

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