Studio Legale Associato Caroli Casavola - Coppola

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Il caso “The Pirate Bay”. Quando il peer to peer  viola il diritto d’autore.

Vita più difficile per i siti web

 che forniscono agli utenti la

possibilità di scaricare gratui-

tamente da Internet, tramite

 la messa a disposizione di

 chiavi di accesso, opere

complete protette dal diritto

d'autore come film e cd.

Con la sentenza n. 49437

del 2009 la Corte di Cas-

sazione ha annullato l’ordi-

nanza favorevole a agli autori

del sito “The Pirate Bay”, leader nel libero scambio di file audio e video, con la quale il tribunale del riesame di Bergamo sospendeva il sequestro del sito svedese disposto dal GIP per violazione del diritto d’autore.

La Cassazione adesso ha rinviato la questione di nuovo al tribunale di Bergamo che dovrà pronunciarsi tenendo conto di questo principio di diritto: «sussistendo gli elementi del reato di cui all'articolo 171 ter comma 2 lettera a-bis) legge 633/41, il giudice può disporre il sequestro preventivo del sito web il cui gestore concorra nell'attività penalmente illecita di diffusione nella rete internet di opere coperte da diritto d'autore, senza averne diritto, richiedendo contestualmente che i provider del servizio di connessione internet escludano l'accesso al sito al limitato fine di precludere l'attività di illecita diffusione di tali opere».

La sentenza crea un precedente di rilievo da un punto di vista giuridico su una materia ancora poco regolamentata a livello internazionale.

La problematica che il legislatore dovrà necessariamente affrontare riguarda la responsabilità del portale web che mette in comunicazione gli utenti che permettono di scaricare file con gli utenti che ne usufruiscono.

Infatti, attraverso il protocollo peer to peer, la diffusione dell'opera coperta dal diritto d'autore non avviene dal centro (il sito web) alla periferia (l’ utente) che scarica i file , ma da utente che effettua l'uploading ad utente che effettua il downloading ».

La Corte osserva che se il sito web si limitasse a mettere a disposizione il protocollo di comunicazione, come quello peer to peer, per permettere la condivisione di file contenenti l'opera coperta da diritto d'autore, ed il loro trasferimento tra utenti, il titolare non sarebbe responsabile (è il caso del sito “E-Mule”, la cui attività è stata finora considerata lecita).

Discorso diverso se i contenuti messi a disposizione dagli utenti, tutti potenziali autori di uploading, vengono indicizzati  in maniera tale che le informazioni  vengano elaborate e rese disponibili nel sito, ad esempio attraverso un motore di ricerca, che permette agli utenti di orientarsi chiedendo il downloading di una determinata opera.

L'attività di trasporto, a quel punto, non è più «agnostica», ma si caratterizza come trasporto di dati contenenti materiale coperto da diritto d'autore.

Ed allora è vero che lo scambio dei file avviene da utente a utente, ma l'attività del sito web è quella che permette lo svolgimento di tutte le operazioni e, per questo nella lettura della Cassazione, esiste un apporto causale alla condotta illecita che può essere inquadrato giuridicamente nel concorso di persone, in base al quale l'attività di concorso nel reato può essere rappresentata da qualsiasi forma di compartecipazione o contributo, di ordine materiale o psicologico, a tutte o solo alcune della fasi dell'illecito.

19 gennaio 2010

 

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