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La parola del pubblico ufficiale non fa piena prova se si basa su una percezione sensoriale

 

La parola di un vigile urbano che eleva una contravvenzione per passaggio con semaforo rosso può essere contestata senza sporgere querela di falso per mettere in discussione quanto affermato dall’agente verbalizzante. E' quanto afferma la Corte di Cassazione con la sentenza n. 21816/2008. Secondo i Giudici di Piazza Cavour, con riferimento al verbale di accertamento di una violazione del codice della strada, “l’efficacia di piena prova fino a querela di falso, non sussiste né con riguardo ai giudizi valutativi che esprima il pubblico ufficiale, né con riguardo alla menzione di quelle circostanze relative a fatti i quali, in ragione delle loro modalità di accadimento repentino, non si siano potuti verificare e controllare secondo un metro sufficientemente obbiettivo, ed abbiano pertanto potuto dare luogo ad una percezione sensoriale implicante margini di apprezzamento, come nell’ipotesi in cui quanto attestato dal pubblico ufficiale concerna non la percezione di una realtà statica (come la descrizione dello stato dei luoghi, senza oggetti in movimento), bensì - come appunto nella specie - l’indicazione di un corpo o di un oggetto in movimento, con riguardo allo spazio che cade sotto la percezione visiva del verbalizzante”.

Sembra seguire tale orientamento il Giudice di Pace di Lecce che, in una recente pronuncia (Sentenza 5 novembre 2008, n.8536), ha stabilito che la contestazione deve ritenersi rilevata erroneamente ogniqualvolta il processo formativo del verbale opposto si basi su una percezione soggettiva di un veicolo in movimento. In tal caso, infatti, l’agente verbalizzante, non è in grado di dare prova di quanto contestato con il verbale opposto.

Pertanto, nell’eventuale giudizio ex art. 22 e 23 legge 689/81 si realizza una inversione dell’onere della prova in favore del ricorrente, atteso che la P.A., assumendo la veste sostanziale di attrice è chiamata a provare, ai sensi dell’art. 2697 c.c., la fondatezza dei fatti e delle motivazioni poste a fondamento del provvedimento impugnato e, quindi, la sussistenza della pretesa sanzionatoria. 

 

31 luglio  2009

 

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