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Diritto di visita del genitore non affidatario. Il nuovo orientamento della Cassazione.

 

Con sentenza n. 11922 del 2009 la Corte di Cassazione ha stabilito che il coniuge non affidatario ha diritto a visitare il figlio di minore età (nel caso di specie sedicenne) senza alcun limite di tempo o calendario dei giorni prefissati.

Di recente la Suprema Corte aveva affrontato problematiche attinenti esclusivamente la sfera patrimoniale del rapporto tra i coniugi successivamente allo scioglimento del matrimonio (in proposito, numerose sono le pronunce relative all’ammontare dell’assegno di mantenimento o all’assegnazione della casa coniugale).

In materia di diritto di visita del coniuge non affidatario, l’orientamento consolidato della Cassazione, è stato, per lungo tempo, teso essenzialmente a rendere effettivo tale diritto.

Sin da un risalente indirizzo (si veda, a questo proposito, Cass. Civ., Sez. I, n. 8109/1990), il Giudice di legittimità ha ribadito come il coniuge non affidatario ha il diritto di vedersi assicurata una sufficiente possibilità di rapporti con il figlio minore affidato all’altro coniuge, sia al fine di guadagnarsi l’affetto e il rispetto del figlio, sia al fine di conservare e rafforzare i rapporti affettivi con lo stesso. Ma in tale ordine di pensiero il diritto di visita non si veste di assolutezza, essendo, subordinato al preminente interesse morale e materiale del minore, sicché può essere limitato o addirittura disconosciuto dal giudice, ove ricorrano gravi e comprovate ragioni di incompatibilità del suo esercizio con la salute psico-fisica del minore stesso (sebbene risalenti, si segnalano: Cass. Civ. Sez. I, nn. 3249/1989; 6312/1999). Tuttavia tale gravità non può essere correlazionata a una pregressa condotta del genitore, attinente, magari, all’addebito della separazione, per cui il diritto di visita non può essere negato in chiave sanzionatoria, dovendosi avere unico riguardo all’impatto psicologico sui minori delle vicende, da cui origina il provvedimento di sospensione del medesimo diritto (cfr., Cass. Civ., Sez. I, n. 6548/1994).

 

La pronuncia della Suprema Corte n. 11922 del 2009 assume rilievo in quanto suggerisce una nuova chiave di lettura dell’art. 155 del Codice Civile. Tale norma, al fine di permettere al figlio di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, attribuisce al giudice il compito di valutare prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure di stabilire a quale di essi i figli siano affidati, determinando i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore. 

Alla luce del nuovo orientamento giurisprudenziale è ragionevole ritenere che, anche in assenza di affidamento condiviso, il coniuge non affidatario godrà di maggiore libertà nel rapporto affettivo con i figli.

 

27 maggio 2009

 

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