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Risarcimento per la perdita di provvidenze anche al figlio economicamente indipendente.

 

La Corte di Cassazione torna ad

affrontare la questione della risar-

cibilità del danno patrimoniale per

perdita di provvidenze aggiuntive

a favore dei figli di persone dece-

dute a seguito di fatto illecito altrui.

Con la sentenza n. 1524 del 27

gennaio 2010, la Terza Sezione

Civile della Suprema Corte ha

stabilito che il danno patrimoniale deve essere riconosciuto anche al figlio della vittima economicamente indipendente se il genitore era solito fargli donazioni.

Secondo i giudici di legittimità il fatto che il figlio della vittima, deceduta a seguito di un fatto illecito altrui, sia maggiorenne ed autonomo non esclude la configurabilità e la conseguente risarcibilità del danno patrimoniale da lui subito per effetto del venir meno delle provvidenze aggiuntive che il genitore gli destinava spontaneamente.

Nel primo grado di giudizio, a seguito del decesso della madre nel corso di un intervento chirurgico, il figlio aveva citato, dinanzi al Tribunale di Trento, l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari per sentirla condannare al risarcimento dei danni subiti a causa della morte del genitore.

Il Tribunale di Trento, accertando l’errore sanitario, accoglieva la domanda e condannava la convenuta al risarcimento dei danni.

L’Azienda sanitaria proponeva appello avverso la sentenza, e la Corte d’Appello di Trento, riformando parzialmente la decisione del giudice delle prime cure, confermava la responsabilità in capo ai sanitari in relazione al solo danno non patrimoniale subito dal figlio della vittima.

La Corte d'appello di Trento aveva escluso il diritto al risarcimento del danno patrimoniale sull'assunto che il figlio della vittima era adulto ed economicamente indipendente e i versamenti che la genitrice effettuava in suo favore erano semplici “elargizioni a titolo grazioso” che non facevano maturare alcun diritto.

Con la sentenza n. 1524/2010 i giudici di legittimità hanno cassato, con rinvio, la decisione della Corte d’Appello.

Nel pronunciarsi, la Suprema Corte richiama due precedenti sentenze della stessa Terza Sezione – Cass. n. 24802 del 08.10.2008 e Cass. n. 11003 del 14.07.2003 - osservando che “… la sufficienza dei redditi del figlio esclude l'obbligo giuridico del genitore di incrementarli, ma non il beneficio di un sostegno durevole, prolungato e spontaneo, sicché la perdita conseguente si risolve in un danno patrimoniale, corrispondente al minor reddito per chi ne sia stato beneficato…”.

 

1 febbraio 2010

 

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