Studio Legale Associato Caroli Casavola - Coppola

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La cessione dei diritti d’immagine di giocatori può nascondere un’elusione fiscale.

 

La Corte di Cassazione, con la

sentenza n. 4737 del 26 feb-

braio 2010, è tornata ad occuparsi

della questione dell’abuso di diritto.

Per i giudici della Suprema Corte

la cessione dei diritti di sfruttamen-

to dell'immagine di un calciatore,

da un'impresa italiana ad una

estera, senza alcuna valida

ragione economica - oltre a quella

di eludere il carico fiscale in capo al contribuente - configura senz'altro abuso del diritto e, come tale, può essere censurata dall'Amministrazione finanziaria.

Con la pronuncia suddetta la Cassazione ha respinto parte del ricorso di un giocatore i cui compensi erano stati dissimulati mediante l'intervento di una società avente la residenza in un paradiso fiscale.

Richiamando la giurisprudenza sull'abuso del diritto, la Corte ha ribadito che "il divieto di abuso del diritto si traduce in un principio generale antielusivo, il quale preclude al contribuente il conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l'uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un'agevolazione o un risparmio d'imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l'operazione, diverse dalla mera aspettativa di quei benefici”.

Nel caso di specie la Cassazione, non potendo fare diretta applicazione del principio comunitario antiabuso con riferimento a tributi non armonizzati (nella specie, imposte sui redditi), si è vista costretta a rintracciare il fondamento normativo dell’abuso nei principi costituzionali di capacità contributiva e di progressività dell'imposizione, con la conseguenza di qualificarlo principio immanente nell’ordinamento e di consentirne applicazione a tutti gli atti, fatti e negozi realizzati ogni volta che l’Amministrazione finanziaria dimostra che gli stessi sono stati posti in essere al solo scopo di eludere l’applicazione di norme fiscali.

Il disconoscimento degli effetti abusivi comporta l'inopponibilità del negozio all'Amministrazione finanziaria, per ogni profilo di indebito vantaggio tributario che il contribuente pretenda di far discendere dall'operazione elusiva, anche diverso da quelli tipici eventualmente presi in considerazione da specifiche norme antielusive entrate in vigore in epoca successiva a compimento dell'operazione.

 

5 marzo 2010

 

 

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