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In regime di separazione dei beni esclusa ogni forma di comproprietà non esplicitamente dichiarata.

 

Sul piano dei rapporti economici tra i coniugi la riforma del 1975 ha inteso favorire la comunione dei beni tra i coniugi, attribuendo carattere residuale al regime della separazione.

Tale soluzione rappresenta infatti una deroga alla tendenza del nostro ordinamento, espressa anche a livello costituzionale, ad attribuire parità di condizioni a marito e moglie.

In ragione dell’opportuna tendenza del nostro codice  alla parità dei rapporti patrimoniali tra i coniugi, il regime patrimoniale della comunione opera “automaticamente” per ogni nuovo rapporto matrimoniale mentre la separazione dei beni interviene soltanto se espressamente dichiarata al momento della celebrazione.

Qualora i coniugi scelgano il regime di separazione in un momento successivo al matrimonio occorrerà un atto pubblico da trascrivere sul certificato di matrimonio.

Benché il nostro ordinamento disciplini solo in via residuale il regime della separazione dei beni, una volta che i coniugi anno scelto tale via per amministrare il patrimonio familiare, l’istituto ha una applicazione molto stretta. 

Ciascun coniuge conserva infatti il godimento e l'amministrazione dei beni di cui è titolare esclusivo e, per ottenere la cointestazione di un bene, occorrerà esplicitamente dichiarare all'atto dell'acquisto tale volontà, precisando anche la quota di comproprietà da assegnare ad entrambi i coniugi.

Secondo una recente pronuncia della Suprema Corte il coniuge in regime di separazione non ha neppure la possibilità di rivendicare la comproprietà dell’immobile nel caso in cui abbia contribuito al pagamento le tasse.

Con la sentenza n. 21637 del 12 ottobre 2009 la Corte di Cassazione ha statuito che la "comunione di fatto" su cui insisteva la moglie non è circostanza che valga a mutare il regime degli acquisti in costanza di matrimonio.

La Corte ha sottolineato il fatto che il godimento dell'immobile e il pagamento delle tasse attengono al regime di vita dei coniugi, per cui la moglie può certamente godere della casa e anche sostenere le spese economiche familiari, ma questo non comporta l'acquisto della proprietà in comunione.

19 ottobre  2009

 

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