Studio Legale Associato Caroli Casavola - Coppola

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Il danno alla reputazione per l’illegittimità del protesto va provato.

 

La semplice illegittimità del protesto non dà diritto

di per sé al risarcimento del danno alla reputazione.

Lo ha chiarito la prima sezione civile della Corte di

Cassazione con la sentenza n. 15224, depositata lo

scorso 23 giugno.

I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso inciden-

tale presentato della cliente di una banca nei confron-

ti della quale erano stati illegittimamente protestati

degli assegni.

La donna aveva ottenuto in primo grado la condanna

dell’istituto di credito ad un risarcimento di circa 5.000

euro.

La sentenza era stata confermata dalla Corte d'Appello.

La banca ha pertanto presentato ricorso in Cassazione avverso la pronuncia che accordava alla donna i danni patrimoniali.

Contestualmente la cliente ha presentato ricorso incidentale reclamando i danni all'immagine derivati dal protesto illegittimo.

I giudici della Cassazione hanno respinto entrambi i gravami: quello della banca perché chiedeva il riesame dei fatti e delle prove già vagliati nei precedenti gradi di giudizio e quello della donna perché la lesione della sua immagine non è stata ritenuta particolarmente grave dalla Corte.

Sul punto il Collegio ha chiarito che "la semplice illegittimità del protesto, pur costituendo un indizio in ordine all'esistenza di un danno alla reputazione, da valutare nelle sue diverse articolazioni, non è di per sé sufficiente per la liquidazione del danno medesimo, essendo necessarie la gravità della lesione e la non futilità del pregiudizio conseguente; elementi questi che possono essere provati anche mediante presunzioni semplici, fermo restando però l'onere del danneggiato di allegare gli elementi di fatto dai quali possa desumersi l'esistenza e l'entità del pregiudizio".

In sostanza, la prima sezione civile ha escluso che vi sia automatismo fra l'illegittimità del protesto e la lesione del diritto alla reputazione.

 

29 giugno 2010

 

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