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Legittimo il licenziamento del dipendente che abusa del telefono aziendale.

 

Chi abusa del telefonino messo

a disposizione dell'azienda rischia

il licenziamento per giusta causa.

Il telefonino di servizio e` infatti uno

strumento di lavoro e non un benefit

da utilizzare anche per uso privato.

Lo ha precisato la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 5546 della Sezione lavoro depositata in data 9 marzo 2010, ha sancito la legittimità del comportamento dell'azienda che aveva considerato giusta causa di licenziamento l'invio di circa 50.000 "messaggini" con un danno stimato in circa 6 mila euro.

Riconfermano le conclusioni del giudice di merito,  la Suprema Corte ha rilevato la sussistenza  della mala fede del dipendente, mettendo in evidenza come l'azienda, al momento della consegna della Sim Card al lavoratore aveva precisato che l'utilizzo era permesso solo per ragioni di servizio e che era vietato assolutamente il traffico a uso personale.

In questa prospettiva non aveva alcuna rilevanza il fatto che nel cellulare non fosse impedita la funzione Sms.

Inoltre, per i giudici della Suprema Corte, "il fatto che l'abuso del cellulare di servizio avvenga con l'invio di sms e non con telefonate non esclude l'inadempimento perché con l'espressione traffico si intendono comprese tutte le possibili modalità di utilizzo dell'apparecchio".

«D'altra parte – ricorda la Cassazione – un telefono di servizio è per definizione interdetto all'uso privato, proprio perché costituisce uno strumento di lavoro e non un benefit; ciò che consente anche di escludere la buona fede del lavoratore, al quale era fatto divieto di usare senza distinzione la Sim card».

Come pure la Cassazione considera privo di significato nella vicenda il pagamento da parte di Telecom di un importo fisso per il cellulare: non è necessario che ci sia un danno a motivare la giusta causa di licenziamento.

 

12 marzo 2010

 

 

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