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La notifica degli atti alla luce delle nuove regole imposte dalla Consulta.

 

La Cassazione, con sentenza n.

7809 del 31 marzo, ha applicato,

al procedimento di sfratto, i prin-

cipi fissati dalla recente pronun-

cia della Corte costituzionale n.

3 del 2010 con la quale è stata

dichiarata l’illegittimità costituzio-

nale dell’articolo 140 Codice pro-

cedura civile, nella parte in cui

prevede che la notifica si perfe-

ziona, per il destinatario, con la spedizione della raccomandata informativa, anziché con il ricevimento della stessa o, comunque, decorsi dieci giorni dalla relativa spedizione.

Tale decisione della Corte Costituzionale ha costituito una rilevante novità rispetto all’orientamento giurisprudenziale precedente che riteneva perfezionata la suddetta notifica con la spedizione della raccomandata.

Diversamente, la pronuncia n. 3/2010 ha stabilito che, nella ipotesi di irreperibilità oppure nel caso di rifiuto alla ricezione della copia di un atto, la notifica si perfeziona, con il ricevimento della raccomandata e non solo con la semplice spedizione.

Nella vicenda presa in esame dai giudici della Cassazione, lo sfrattato aveva fatto ricorso avverso la decisione con cui il giudice di merito aveva ritenuto di convalidare il provvedimento in considerazione del fatto che, allo stato, ai fini del perfezionamento della notificazione nei confronti del destinatario, non era richiesta alcuna sottoscrizione dell'avviso di ricevimento da parte di quest'ultimo.

Spettava allo stesso, quindi, l'eventuale prova della mancata ricezione dell'atto per caso fortuito o per causa di forza maggiore.

Diverse le conclusioni a seguito della pronuncia n. 3/2010 della Corte Costituzionale: i giudici della Cassazione hanno infatti evidenziato che l’art. 140 c.p.c., facendo decorrere i termini per la tutela in giudizio del destinatario da un momento anteriore alla concreta conoscibilità dell’atto a lui notificato, viola i parametri costituzionali di cui agli artt. 3 e 24 Cost..

E ciò per due serie di ragioni: da una parte, per il non ragionevole bilanciamento tra gli interessi del notificante - sul quale ormai non gravano più i rischi connessi ai tempi del procedimento notificatorio - e quelli del destinatario, in una materia nella quale, invece, le garanzie di difesa e di tutela del contraddittorio devono essere improntate a canoni di effettività e di parità; e, dall’altra per l’ingiustificata disparità di trattamento rispetto alla fattispecie, normativamente assimilabile, della notificazione di atti giudiziari a mezzo posta, disciplinata dall’art. 8 della legge n. 890 del 1982.

Pertanto, la Suprema Corte, rilevando la mancanza della sottoscrizione dell'intimato dell'avviso di ricevimento, ha dichiarato nulla la notifica dell'intimazione di sfratto, con conseguente annullamento, con rinvio, della sentenza di merito.

 

13 aprile 2010

 

 

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