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Corte UE: legittima la conciliazione pregiudiziale obbligatoria purché non solo telematica.

 

La conciliazione pregiudiziale

obbligatoria prevista dalla nor-

mativa italiana per le contro-

versie con le società di telecom-

unicazione è legittima, a con-

dizione che non sia accessibile

unicamente tramite internet.

Lo ha stabilito la Corte di

Giustizia europea con la senten-

za C-317/08, depositata il 18 marzo 2010.

Nel caso di specie l’utente di un servizio telefonico aveva chiamato in giudizio il gestore per inadempimento all'obbligo di servizio universale previsto dalla direttiva 2002/22/CE del "pacchetto Telecomunicazioni".

Davanti al Giudice di Pace, la società convenuta aveva opposto l'improcedibilità della richiesta dell’utente, per l'assenza del tentativo di conciliazione pregiudiziale.

Il Giudice di Pace ha quindi domandato alla Corte di Giustizia se tale obbligo di conciliazione sia  compatibile con la direttiva e con il principio fondamentale della tutela giuridica effettiva.

Il tentativo di conciliazione, già previsto dell'art. 1, comma 11, della legge n. 249 del 31 luglio 1997, è stato disciplinato dal Regolamento di procedura per la risoluzione delle controversie tra organismi di telecomunicazione ed utenti contenuto nella delibera Agcom n°173/07/CONS, oggi modificato dalle delibere n°95/08/CONS e n°502/08/CONS.

La legislazione italiana di trasposizione della direttiva ha reso la conciliazione pregiudiziale obbligatoria designando gli organi competenti a tentare di evitare l’instaurazione di un giudizio: il Co.Re.Com. (Comitato Regionale per le Comunicazioni) territorialmente competente e munito di delega alla funzione conciliativa, o in alternativa, gli organi di risoluzione extragiudiziale delle controversie competenti in materia di consumatori o quelli designati dalle associazioni dei consumatori, i quali possono essere aditi anche per via telematica.

Nella sentenza in analisi i giudici di Lussemburgo rilevano che la legge interna che prevede il passaggio obbligato attraverso il mediatore, prima di approdare in tribunale, per risolvere le controversie tra utenti e fornitori in materia di servizi universali, è non solo in linea con la direttiva 2002/22/CE sul "pacchetto telecomunicazioni" ma addirittura ne rafforza l'effetto utile.

La mediazione - spiega infatti la Corte - rispetta il principio di equivalenza rispetto ai riti interni ordinari, nonché quello di effettività, in virtù del suo esito non vincolante.

Tra i vantaggi della conciliazione anche quello di non provocare ritardi, sospendere la prescrizione e non comportare spese..

Qualora invece l'accesso alla conciliazione fosse possibile solo tramite via telematica, essa diverrebbe impossibile o troppo difficoltosa per gli utenti che non dispongono di una connessione internet.

Pertanto, per essere conforme al principio di tutela giuridica effettiva, la procedura di conciliazione pregiudiziale obbligatoria per i servizi universali deve fornire altre modalità di accesso oltre a quella telematica e, in situazioni eccezionali di urgenza, la possibilità di adottare dei provvedimenti provvisori.

Tali principi espressi nella pronuncia convergono in linea teorica l’intenzione originaria del legislatore di creare una normativa tesa ad addivenire in tempi brevi ad una composizione stragiudiziale delle controversie, nell’ottica di favorire la parte contrattualmente debole.

Tuttavia la lentezza dei procedimenti precontenziosi, dovuta al carico di lavoro demandato agli organi competenti a tentare la conciliazione, cui non corrisponde, evidentemente, una correlata capacità di smaltimento dello stesso nei tempi previsti dal Regolamento (30 giorni), si traduce nei fatti in una situazione che si va ritorcendo contro la parte a tutela della quale era stata concepita quest’architettura procedurale.

 

19 marzo 2010

 

 

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