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Risarcimento derivante da immissione da rumore solo se è provato il danno alla salute.

 

Con una recente pronuncia la Corte di Cassazione ha stabilito che il condomino ha diritto al risarcimento per i rumori molesti provocati vicino solo se prova il danno alla salute.

L’art. 844 del codice civile stabilisce che il proprietario non può impedire le immissioni di fumo, di calore o le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni, se non superano la normale tollerabilità, con riguardo alla condizione dei luoghi.

Sono considerate eccedenti la normale tollerabilità le immissioni sonore che superino di oltre tre decibel il livello medio dei rumori di fondo.

Ai fini di questa valutazione ha rilevanza la presenza nell’edificio di immobili destinati ad abitazione civile ed immobili destinati ad attività commerciali. In tali casi la giurisprudenza privilegia le esigenze di vita connesse all’abitazione rispetto a quelle commerciali.

E’ utile precisare che, comunque, i condomini possono prevedere norme diverse, più o meno restrittive della disposizione codicistica esaminata, attraverso il regolamento di condominio o con delibere assembleari.

In questo caso la valutazione della liceità o meno di una immissione è fatta in base ai criteri stabiliti nel regolamento o nella delibera.

In ottemperanza di quanto previsto nel regolamento condominale ovvero, de residuo, nel codice, i giudici, avvalendosi di un consulente tecnico d’ufficio per gli accertamenti, provvedono ad inibire immediatamente l’attività rumorosa, oppure imporre, se tecnicamente possibile, determinati accorgimenti che riducano il fastidio provocato.

Il trasgressore può essere condannato al risarcimento dei danni nei confronti di coloro che hanno dovuto subire il fastidio provocato dal rumore.

Tuttavia, in base a quanto affermato dai giudici della Suprema Corte  nella  sentenza 25820/2009, i rumori molesti provenienti dai vicini, anche se eccedono la normale tollerabilità, non sempre garantiscono alla vittima il diritto al risarcimento del danno.

Infatti, in base a quanto statuito nella suddetta pronuncia, ai fini del risarcimento del danno derivante da immissione da rumore, non è sufficiente la mera lesività potenziale del fatto ove manchi la prova che essa ha comportato un'effettiva lesione della salute del molestato.

21 dicembre 2009

 

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