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Spetta al debitore esibire gli estratti conto per provare l’ invalidità del rapporto.

 

Nell’ipotesi in cui la banca non

produca il primo estratto conto

del rapporto, il saldo da cui partire

per l’analisi contabile risulta dal più

antico degli estratti conti esibiti.

Con la Sentenza n.104 del 2010

(Presidente dott. Dell’Anna, relatore

dott. Cigna) la Seconda Sezione Ci-

vile della Corte di Appello di Lecce

pone un freno all’ applicazione del

c.d. "saldo zero" sul presupposto

che la banca non ha prodotto la

documentazione contabile relativa

all'intero rapporto, bensì quella relativa agli ultimi dieci anni per i quali aveva obbligo di conservazione.

La giurisprudenza di merito fino ad oggi si è orientata sulla base di un diverso principio: nell’ipotesi in cui l’istituto di credito non produca il primo estratto conto del rapporto, bensì uno successivo, il saldo contabile da cui partire per l’analisi contabile deve essere pari a “0”, essendo venuta la banca meno all’onere di esibizione e di prova del saldo iniziale differente dallo “0”.

La pronuncia oggetto di analisi segna un netto cambiamento di rotta.

Statuisce la Corte che, qualora il credito della banca sia fondato su ampio e titolato riconoscimento di debito è onere del debitore, ai sensi dell’ inversione probatoria di cui all’art. 1988 c.c., provare la parziale invalidità del rapporto fondamentale per la nullità della clausola concernente la capitalizzazione trimestrale degli interessi e, di conseguenza, spetta allo stesso esibire in giudizio tutti gli estratti conto, sin dalla stipulazione del contratto di c/c, al fine di dimostrare e consentire la verifica dell’avvenuta capitalizzazione trimestrale sin dall’origine.

Nella fattispecie in esame la banca, su ordine di esibizione del Giudice, ha prodotto in giudizio tutta la documentazione relativa al c/c in questione degli ultimi dieci anni (per i quali aveva l’obbligo di conservazione), sicché esattamente il CTU ha proceduto al conteggio di dare ed avere depennando le poste di cui al c/c dagli interessi trimestralmente capitalizzati e partendo in detto conteggio dal saldo negativo, risultante dal più antico degli estratti conti esibiti.

Riformando quindi la sentenza di primo grado che aveva revocato il decreto e condannato l’istituto di credito a restituire al cliente la somma di Euro 34.000, la Corte d'Appello ha riconosciuto alla banca un suo credito, ancorché ridotto per effetto della rielaborazione contabile.

 

31 marzo 2010

 

Consulta il testo della Sentenza n.104 del 2010.

 

 

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