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Sezioni Unite: si rifiuta il pagamento con assegni solo per giustificato motivo.

 

Nell'adempimento delle obbligazioni

pecuniarie il creditore può rifiutare il

pagamento mediante assegno banca-

rio solo in presenza di giustificato moti-

vo.

A ribadirlo sono le Sezioni Unite civili

della Cassazione (Sentenza 4 giugno

2010, n.13658), richiamando  l’orienta-

mento espresso in una precedente

pronuncia.

Nel caso di specie, una società aveva proposto opposizione a procedura esecutiva ex art. 615 c.p.c., deducendo di aver tempestivamente eseguito la prestazione a suo carico mediante l'invio di un assegno bancario, trattenuto dalla creditrice.

Tale assunto veniva accolto dal Tribunale sulla base dell’ormai consolidato principio che “nelle obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro, il pagamento effettuato mediante corresponsione di un assegno costituisce, secondo gli usi negoziali, idoneo modo di estinguere la obbligazione, senza che occorra un preventivo accordo tra le parti”.

Con la sentenza n. 13658/2010, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno rigettato il ricorso della creditrice contro la sentenza del precedente grado di giudizio.

In via preliminare, il Collegio rammenta quanto affermato nella sentenza n. 26617 del 18 dicembre 2007: “nella valutazione del comportamento del creditore, la regola della correttezza e della buona fede oggettiva costituisce il fondamento logico del principio secondo cui, nelle obbligazioni pecuniarie, il cui importo sia inferiore a 12.500 euro o per le quali non sia imposta per legge una diversa modalità di pagamento, il debitore ha facoltà di pagare, a sua scelta, in moneta avente corso legale nello Stato o mediante consegna di assegno circolare o bancario.

Mentre nel primo caso, il creditore non può rifiutare il pagamento, nel secondo ciò può avvenire solo per giustificato motivo da valutare secondo la regola della correttezza e della buona fede oggettiva.

L'estinzione dell'obbligazione con l'effetto liberatorio del debitore si verifica, nel primo caso, con la consegna della moneta e, nel secondo caso, quando il creditore acquista concretamente la disponibilità giuridica della somma di denaro, ricadendo sul debitore il rischio dell'inconvertibilità”.

Richiamando tale precedente, le Sezioni Unite affermano che "il solo fatto dell'adempimento, da parte del debitore, delle propria obbligazione pecuniaria con un "altro sistema" di pagamento (ovverosia di messa a disposizione del “valore monetario” spettante) - "sistema" che, comunque, "assicuri ugualmente la disponibilità della somma dovuta" - non legittima affatto il creditore a rifiutare il pagamento stesso, essendo all'uopo necessario che il rifiuto sia sorretto anche da una "giustificato motivo", che il creditore deve "allegare e all'occorrenza anche provare".

 

24 giugno 2010

 

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